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OFURO ONSEN

OFURO ONSEN

Detossinazione – Parte uno – Il corpo

Attraverso questa attività del lontano oriente vi introduco il percorso della detossinazione.

SPAZZOLATURA A SECCO (DRY BRUSHING)

Stimola il sistema ghiandolare e linfatico, migliora la circolazione sanguigna, elimina i gonfiori, contrasta la cellulite, tonifica la pelle rendendola più compatta ed omogenea, rilassa i muscoli, distende il sistema nervoso, aumenta le difese immunitarie, regolarizza il ciclo circadiano e accresce il livello energetico.

PERCHÉ VE NE PARLO?

Perché è incredibile pensare a quanti benefici (vedete sopra) si possa sperimentare frizionando il corpo per pochi minuti al giorno con una spazzola.

Questa curiosità e poi ricerca è avvenuta sempre per il mio amore per la cultura orientale dove la cura del corpo è un rito, un rispetto per ciò che ci è stato donato e che deve essere conservato nel migliore dei modi.

Vi parlerò anche dell’OFURO e degli ONSEN e del perché le donne giapponesi non hanno rughe ed invecchiano molto molto più lentamente rispetto alle donne occidentali.

Ma adesso torniamo al nostro dry brushing, fase primaria del rito del bagno chiamato ofuro negli onsen.

Come vi stavo dicendo spazzolare il corpo a secco agisce sul tessuto epiteliale innescando una serie di processi esterni ma anche endogeni con effetti sul benessere generale.

La pelle, infatti insieme a colon, fegato, reni e polmoni, è uno dei 5 organi attraverso cui espelliamo le tossine e depuriamo il nostro organismo, ma la cosa interessante è che la pelle essendo un organo particolarmente esteso riesce ad espellere 1/3 delle tossine prodotte. La spazzolatura non è un semplice peeling o scrub ma molto di più, convolge le terminazioni nervose secondo i medesimi principi dell’agopuntura, ogni massaggio stimola il sistema endocrino, migliora la condizione mentale e il tono dell’umore in quanto riduce lo stress aumentando di conseguenza il livello di energia e vitalità, tonifica e rinvigorisce tutto l’organismo. La pelle è una membrana di comunicazione e rappresenta il primo impatto che ciascuno di noi ha con il mondo

PONTI CHE UNISCONO PONTI CHE DIVIDONO “La pelle racchiude il corpo, i limiti di sè, crea la frontiera tra dentro e fuori: una frontiera vivente, porosa, perché la pelle è al tempo stesso apertura al mondo, memoria vivente” (David Le Breton, La pelle e la traccia, le ferite del sé, Roma, Meltemi, 2005)

I disegni all’henna sulle mani di questa donna indiana ricordano i motivi dei tessuti.
I gioielli d’argento sulla fronte, sul collo e sulle orecchie sono pensati per allontanare le forze malefiche.
Foto: Amish Thakkar, unsplash.com

Ma torniamo alla spazzolatura del corpo!

Metodo conosciuto fin dall’antichità e praticato dai Greci, in India, Cina, Paesi scandinavi e Giappone da cui mi sono arrivate tutte le informazioni. In Giappone il ricorso alla spazzolatura è un elemento fondamentale dell’Ofuro, vero e proprio bagno rituale nipponico.

Come si pratica la spazzolatura?
Si usa una spazzola che deve essere in fibre naturali con impugnatura e manico di legno.

La pelle deve essere asciutta, ci si spazzola nel senso della circolazione sanguigna, partendo dal piede destro, che è il punto più lontano dal cuore per risalire lungo le gambe e poi verso il bacino. Bisogna sempre andare verso il cuore e mai il contrario perché la linfa scorre verso l’alto; quindi dai piedi verso il bacino, dal basso ventre allo sterno, dalle mani fino alle spalle. I movimenti devono essere un po’ più decisi dove la pelle è più spessa, mentre nelle zone più delicate come le braccia, la pancia, seno e interno cosce ovviamente i movimenti devono essere leggeri.

Spazzolarsi sia davanti che dietro, cercando di respirare profondamente durante il massaggio, non preoccupatevi del leggero ARROSSAMENTO della pelle che è la conseguenza della frizione.

È però importante evitare il contatto con punti in cui la pelle risulti danneggiata per la presenza di eruzioni cutanee, eczemi o psoriasi. Il massaggio non deve durare più di 5 minuti se viene eseguito con una certa costanza.

Dal corpo si passa poi al viso con una spazzola più piccola procedendo dal collo verso la fronte, le prime volte sono sufficienti pochi secondi, 30/40 al massimo, con movimenti verso l’alto ma da evitare la zona del contorno occhi. A seguire doccia con lavaggio

ALLA SCOPERTA DEL BAGNO OFURO (お風呂)

Ofuro o furo tradizionale giapponese

La tradizione prevede che l’immersione venga fatta in una vasca di legno di cipresso giapponese nella quale ci si immerge in acqua caldissima, fino a 42 gradi, lasciandosi avvolgere dai vapori che profumano di resina e di oli essenziali come quelo di hinoki, emolliente e lenitivo.

Per i giapponesi l’ofuro non è un rito di pulizia ma di benessere, per questo viene fatto precedere da una doccia con un’energica insaponata per eliminare le impurità e trarre poi massimo beneficio dal calore dell’immersione nella vasca, il calore apre i pori e permette alle tossine di uscire con un’azione purificante profonda.

Tradizionalmente il rituale dell’ofuro viene praticato la sera per allentare le tensioni della giornata ed eliminare le tossine, per chi soffre di capillari e cattiva circolazione, l’immersione nella vasca deve essere piuttosto breve, non più di 5 minuti, seguita dal passaggio di un getto di acqua fredda sulle gambe, dalle caviglie alle cosce.

A differenza del bagno occidentale il cui primo scopo è quello dell’igiene del corpo, il tradizionale bagno giapponese o FURO tiene separate le due funzioni.

Lo scopo principale del furo è rilassarsi e riscaldarsi e, come per altri aspetti della vita quotidiana, è regolato da un vero rituale.

Il furo è un momento di rilassamento e riscaldamento.

L’atto di pulizia è tassativamente operato in precedenza in un’altra stanza o in uno spazio dedicato. Innanzitutto la vasca a differenza di quella svasata tipicamente occidentale, è più profonda e con le pareti dritte, e ha il più delle volte una forma quadrata. L’accesso alla vasca può essere agevolato da gradini.

Per entrare si segue un rigido ordine gerarchico, i primi ad accedervi sono gli ospiti poi gli anziani della famiglia, seguono i figli ed infine i genitori, con la madre che si occupa dei figli troppo piccoli per poterlo fare da soli.

Per i curiosi… si entra nudi.

Per chi non ha l’ofuro in casa o per chi vuole provare questa esperienza visitando il Giappone, vi mostro un video del ryokan Ookawaso, albergo giapponese tradizionale attraversato dall’acqua, con onsen, visitato da due amici, nelle montagne della prefettura di Fukushima.

Come vi dicevo il bagno termale è un’attività comune che i giapponesi praticano a casa tutti i giorni per circa 10 minuti ad una temperatura che va dai 37 ai 42 gradi, altrimenti vanno in un onsen di cui il Giappone, essendo un paese vulcanico, è ricco.

Questo bagno termale, secondo la cultura giapponese, prolunga la vita perché le sue acque termali hanno proprietà curative e molti benefici per la salute grazie al loro contenuto di minerali come magnesio, silice, calcio e altri ancora. La pelle durante il bagno assorbe questi minerali portando ad una migliore circolazione sanguigna e ossigeno in tutto il corpo.

Questo bagno concilia il sonno perché nei minuti in cui sono immersi nell’acqua calda, si rimane in silenzio per scaricare i pensieri della mente e far rilassare i muscoli con l’acqua calda. Le donne all’uscita da questa vasca si ungono il corpo con olio e spesso rimangono qualche minuto dentro il loro asciugamano, in silenzio.

Un’altra curiosità: NON si entra nelle terme se si è tatuati!
In realtà con l’aumento dei turisti occidentali ora vi sono dei luoghi dedicati, in cui si può accedere tatuati, raramente si può trovare un onsen con una fascia oraria dedicata agli stranieri, includendo chi ha tatuaggi, questo perché essendo un rituale ben preciso, la presenza di semplici curiosi, percepiti come rumorosi, disturberebbe la serenità degli ospiti giapponesi.

I benefici di questa pratica sono stati compresi anche dalla comunità di scimmie di Nagano, che da circa 50 anni si godono la loro vasca termale, come potrete vedere anche loro praticato il dry brushing.

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